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Conviene il comodato d’uso per la macchina del caffè?

In questo articolo cercheremo di capire, quando e se, è conveniente utilizzare la modalità di comodato d’uso per ottenere una macchina espresso presso un torrefattore.

Comodato d’uso, questo sconosciuto

L’articolo 1803 del codice civile definisce il comodato d’uso. Nel mondo della caffetteria è possibile ritrovare una parte, il torrefattore, che presta all’altra, il locale di somministrazione, la macchina del caffè, perchè essa possa essere utilizzata, con successivo obbligo di restituzione. Dall’altra parte il locale di somministrazione si impegna ad acquistare periodicamente il caffè dal sopracitato torrefattore.

E’ bene sottolineare che la dicitura “comodato d’uso gratuito” non è propriamente corretta, il comodato d’uso infatti è gratuito per sua natura. E’ possibile parlare invece di comodato oneroso quando il bene viene ricevuto in cambio di una prestazione.

Vantaggi e svantaggi

Alcuni baristi prediligono il comodato d’uso, altri invece il possedere una macchina di proprietà, quali però i vantaggi e gli svantaggi?

Avere una macchina di proprietà può portare con se vari vantaggi, primo tra tutti la libertà nella scelta del torrefattore, il poter cambiare caffè senza dover cessare alcun contratto e sottoscriverne altri. Alle volte la macchina di proprietà può anche arrivare, con il tempo, a dare un vantaggio di tipo economico, è questo il caso nel quale al comodato d’uso viene affiancato un leggero sovrapprezzo nel caffè da acquistare. In ultima analisì ma non meno importante, una macchina di proprietà porta con sè un valore residuo, ovvero il valore di un bene che è stato totalmente ammortizzato, questo bene può essere rivenduto per trarne profitto o per alleggerire l’acquisto di un secondo bene, come ad esempio un’altra macchina per espresso.

Il comodato d’uso, dal canto proprio, può portare ad un minore esborso di denaro iniziale da parte del locale di somministrazione.

Tralasciando ciò che concerne la qualità di caffè utilizzato e la libertà di scelta del barista, che possono influire e non poco sui guadagni del locale, di seguito andremo ad analizzare quando possa convenire possedere una macchina del caffè di proprietà o quando in comodato a parità di caffè utilizzato e qualità della macchina espresso.​

Differenze economiche

Come al solito, risulta molto difficile, se non impossibile, dare una regola generale che possa prevedere ogni singolo caso. L’imprenditore, tra le sue capacità, deve sicuramente possedere l’obiettività di discernimento su dati oggettivi.

Di seguito riportiamo degli esempi esplicativi.

Caffè a prezzo maggiorato

Si prenda da esempio un torrefattore che nella sua offerta proponga un caffè da € 15 al kg e che porti questa offerta a € 18 al kg  proponendo l’utilizzo di una macchina in comodato d’uso che sul mercato presenti un valore di € 2.500 .

Si prenda quindi un imprenditore che consumi mediamente al giorno 1,5 kg di caffè per 6 giorni di apertura a settimana, ad esso converrà maggiormente l’acquisto della macchina di proprietà oppure il comodato d’uso?

In questo caso le spese sono pareggiate dopo circa un anno e mezzo dalla stipula del comodato d’uso o dall’acquisto della macchina, prima di tale data è conveniente il comodato d’uso, dopo tale data diviene conveniente possedere una macchina di proprietà.

Al quinto anno di esercizio l’imprenditore avrà pagato con il comodato d’uso un sovrapprezzo totale di € 4.520 rispetto al possedere una macchina di proprietà.

Cosa accadrebbe però se il valore della macchina posta in comodato fosse di € 8.000 senza modificare le altre variabili?

In questo secondo caso il pareggio si avrebbe tra il 5° ed il 6° anno, potrebbe essere conveniente, a parità di qualità di caffè e senza tener conto del valore residuo, un contratto di comodato d’uso.

Cosa accadrebbe però in questo ultimo caso, se il locale di somministrazione non consumasse più giornalmente in media 1,5 kg di caffè ma invece 3,0 kg?

Le spese risultano pareggiate tra il secondo ed il terzo anno di esercizio, con un buon valore residuo della macchina espresso.

Al sesto anno di esercizio, l’imprenditore, avrà pagato con il comodato d’uso un sovrapprezzo di circa € 8.800, praticamente l’equivalente di una seconda macchina espresso dello stesso valore.

Comodato senza sovrapprezzo

Nell’eventualità di un comodato senza sovrapprezzo della materia prima caffè, a parità di qualità di caffè e macchina potrebbe risultare invece conveniente il comodato d’uso, come da grafico sottostante, rimanendo comunque vincolati al torrefattore e senza possedere una macchina di proprietà.

Rateizzazione della macchina espresso

Altra proposta che alcuni torrefattori riservano per i loro clienti è l’opportunità di rateizzazione della macchina, con o senza riscatto finale.

L’imprenditore in questo ultimo caso si impegna ad acquistare, per un determinato periodo di tempo, il caffè dal torrefattore con il quale stipula il contratto. A cessazione del suddetto periodo di tempo vi può essere il riscatto finale della macchina espresso.

Questa proposta può, alle volte, essere conveniente per chi desiderasse acquistare una macchina espresso di proprietà dilazionando il pagamento su un periodo più o meno lungo.

Di contro si dovrà rimanere legati, per un determinato periodo di tempo, al torrefattore con il quale si è stipulato il contratto.

Proviamo ora a prendere da esempio un torrefattore che nella sua offerta proponga un caffè da € 17 al kg  proponendo l’utilizzo “gratuito” di una macchina in comodato d’uso che sul mercato presentì un valore di € 4.500 .

In una seconda offerta abbiamo invece lo stesso torrefattore che propone lo stesso caffè a € 14 al kg, proponendo la rateizzazione della macchina in 36 rate da € 111,11 con riscatto finale di € 500.

Sapendo che il locale di somministrazione consuma in media 2 kg di caffè al giorno e che esso è aperto per 6 giorni a settimana, quale offerta sarebbe preferibile?

Nello specifico caso è senza ombra di dubbio e su ogni aspetto preferibile la rateizzazione.

Conclusioni

Negli esempi visti non si tiene conto, per motivi di semplificazione, di importanti fattori come la qualità del caffè e delle macchine, il reale valore dei caffè proposti sulla loro qualità e si è preferito visionare l’aspetto economico di valori in uscita dell’imprenditore.

Come ampiamente descritto nell’articolo non esiste una sola regola generale ma ogni singolo caso rimane a sè stante, minori uscite non comportano necessariamente maggiori entrate, soprattutto se la qualità del caffè e delle attrezzature non è idonea alla clientela a cui l’imprenditore si riferisce.

Il consiglio rimane sempre quello di analizzare in modo approfondito ogni offerta, avendo come visione l’intero quadro economico dell’attività.

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